Il Carosello tra le Vette: L’Essenza della Sella Ronda
Nel cuore pulsante delle Dolomiti, laddove la roccia si tinge di un rosa sovrannaturale al calar del sole, si snoda un itinerario che trascende il semplice concetto di percorso turistico per farsi vera e propria esperienza metafisica. La Sella Ronda non è soltanto un anello sciistico o ciclistico che abbraccia il massiccio del Sella, bensì un dialogo ininterrotto tra l’ingegno umano e l’imponente verticalità della natura. Per il viaggiatore colto, che rifugge le mete scontate del turismo di massa, questo circuito rappresenta un’immersione totale in un ecosistema dove la cultura ladina, con le sue radici millenarie e la sua lingua orgogliosamente preservata, funge da collante tra valli che, pur comunicanti, mantengono identità distinte e sfaccettate.
Attraversare i quattro passi dolomitici — Campolongo, Pordoi, Sella e Gardena — significa solcare confini invisibili che un tempo separavano comunità isolate dalla neve per lunghi mesi invernali. Oggi, la fluidità del percorso permette di cogliere le sottili sfumature architettoniche e gastronomiche che intercorrono tra la Val Badia, la Val di Fassa, Livinallongo e la Val Gardena. La maestosità del Gruppo del Sella, un enorme atollo corallino pietrificato emerso dagli abissi del Triassico, domina costantemente la vista, mutando sembianze a seconda dell'angolazione e della luce, offrendo uno spettacolo che definire pittoresco sarebbe riduttivo. È un paesaggio che impone silenzio e contemplazione, una sorta di cattedrale naturale le cui navate sono i canaloni ghiacciati e le cui guglie sfidano l'azzurro terso del cielo d'alta quota.
L’aspetto più affascinante della Sella Ronda risiede nella sua dualità stagionale, che ne trasforma radicalmente la percezione sensoriale senza scalfirne l’aura di esclusività. Durante l’inverno, il riverbero del manto nevoso crea un’atmosfera sospesa, quasi onirica, in cui il fruscio degli sci diventa l’unica colonna sonora di un viaggio che può essere compiuto in senso orario o antiorario, seguendo i flussi di una marea bianca perfettamente organizzata. Al contrario, con il disgelo, il verde smeraldo dei pascoli alpini riprende il sopravvento, punteggiato da fioriture rare e profumate, e il circuito si trasforma in una sfida di resistenza e agilità per chi desidera misurarsi con le pendenze leggendarie che hanno fatto la storia del ciclismo eroico.
Tuttavia, limitarsi all'aspetto sportivo significherebbe ignorare l'anima profonda di questo territorio. La Sella Ronda è anche un percorso attraverso la memoria storica, dove le testimonianze della Grande Guerra ancora affiorano tra le rocce del Col di Lana, ricordando come questi luoghi di pace siano stati, in un passato non troppo remoto, teatro di aspri conflitti. La capacità di queste valli di trasformare il trauma in accoglienza, mantenendo un equilibrio precario ma sapiente tra sviluppo infrastrutturale e tutela del patrimonio UNESCO, è un esempio di resilienza che merita di essere analizzato con occhio critico e ammirazione.
In definitiva, intraprendere il giro della Sella Ronda richiede una predisposizione d’animo che vada oltre la mera ricerca del brivido agonistico. È un invito a riscoprire la lentezza, paradossalmente proprio mentre ci si muove, a osservare come la luce giochi con le pareti di dolomia e a lasciarsi sedurre dai sapori autentici di una cucina che sa di fieno, selvaggina e tradizioni tramandate oralmente. Chi conclude l'anello non torna semplicemente al punto di partenza con qualche chilometro in più sulle gambe, ma porta con sé la consapevolezza di aver sfiorato la quintessenza della montagna, un luogo dove il tempo sembra essersi cristallizzato nella perfezione della forma circolare.